Lavo­ro e lupus

Quan­do il lavo­ro diven­ta troppo

Spes­so le per­so­ne col­pi­te rie­sco­no a fati­ca a soste­ne­re il pro­prio cari­co di lavo­ro già pri­ma del­la dia­gno­si di lupus.

Stan­chez­za, spos­sa­tez­za e ridot­ta capa­ci­tà di con­cen­tra­zio­ne com­pro­met­to­no la pre­sta­zio­ne lavo­ra­ti­va e gra­va­no su chi è affet­to da lupus.

Potreb­be sem­bra­re ovvio ridur­re l’o­ra­rio di lavo­ro o svol­ge­re un’al­tra atti­vi­tà, spes­so meno remu­ne­ra­ta. Noi lo sconsigliamo. 

Atten­zio­ne: chie­di una consulenza!

La deci­sio­ne di ridur­re l’o­ra­rio di lavo­ro o di cam­bia­re impie­go non dovreb­be mai esse­re pre­sa sen­za una pre­ce­den­te con­su­len­za in mate­ria di dirit­to del lavo­ro e del­le assi­cu­ra­zio­ni socia­li, e sen­za infor­ma­zio­ni appro­fon­di­te sul­le conseguenze!

Gra­do AI

Una ridu­zio­ne del­la per­cen­tua­le lavo­ra­ti­va com­por­ta per­di­te finanziarie.

Il gra­do AI vie­ne deter­mi­na­to con­fron­tan­do il red­di­to da lavo­ro con e sen­za disa­bi­li­tà, ovve­ro attra­ver­so la per­di­ta di gua­da­gno espres­sa in per­cen­tua­le.

In caso di inca­pa­ci­tà lavo­ra­ti­va pro­lun­ga­ta o di limi­ta­zio­ni nel­la vita pro­fes­sio­na­le, è oppor­tu­no annun­ciar­si all’As­si­cu­ra­zio­ne per l’in­va­li­di­tà (AI). L’AI può così avvia­re un inter­ven­to tem­pe­sti­vo che mira innan­zi­tut­to a soste­ne­re la per­so­na col­pi­ta e a man­te­ne­re il posto di lavo­ro esistente. 

Fate­vi sup­por­ta­re da professionisti.

La docu­men­ta­zio­ne del­la capa­ci­tà lavo­ra­ti­va da par­te di pro­fes­sio­ni­sti è obbligatoria.

Non appe­na una ridu­zio­ne per­ma­nen­te del cari­co di lavo­ro o il pas­sag­gio a una posi­zio­ne con retri­bu­zio­ne infe­rio­re a cau­sa del lupus appa­re ine­vi­ta­bi­le, que­sta ridu­zio­ne deve esse­re docu­men­ta­ta per iscrit­to da spe­cia­li­sti del lupus sul­la base di cri­te­ri stabiliti.

Come deve esse­re for­mu­la­to un tale rap­por­to e qua­li ulte­rio­ri pas­sag­gi sono neces­sa­ri, li tro­va­te in det­ta­glio nel­la pagi­na Assi­cu­ra­zio­ni socia­li.

Cos’al­tro c’è da considerare

Lavo­ro a tem­po parziale

Deve pre­sta­re atten­zio­ne anche chi lavo­ra­va già a tem­po par­zia­le pri­ma del­la malat­tia, poi­ché a cau­sa del meto­do di cal­co­lo «misto», il gra­do AI potreb­be risul­ta­re mol­to basso.

Cas­sa pensioni

Una ridu­zio­ne del­l’o­ra­rio di lavo­ro e quin­di del sala­rio com­por­ta sem­pre una per­di­ta del­la ren­di­ta del­la cas­sa pen­sio­ni (secon­do pila­stro). Van­no con­si­de­ra­ti anche i perio­di pro­lun­ga­ti di inca­pa­ci­tà lavorativa. 

Per­tan­to vale quan­to segue:

In caso di dia­gno­si di una malat­tia cro­ni­ca, con­si­glia­mo viva­men­te una con­su­len­za sul­l’as­si­cu­ra­zio­ne per l’in­va­li­di­tà. E que­sto vale anche in caso di lavo­ro a tem­po par­zia­le o di inva­li­di­tà parziale. 

I pos­si­bi­li cen­tri di con­su­len­za sono:

Ulte­rio­ri infor­ma­zio­ni sull’AI:

Ser­vi­zio socia­le in ospedale

in caso di ospedalizzazione

Leghe can­to­na­li con­tro il reumatismo

In caso di dia­gno­si di una malat­tia cro­ni­ca, è rac­co­man­da­bi­le una con­su­len­za appro­fon­di­ta. In caso di inca­pa­ci­tà lavo­ra­ti­va con­se­guen­te com­pre­sa tra il 20 e il 39%, così come in caso di pre­ce­den­te lavo­ro a tem­po par­zia­le, essa è obbligatoria!